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Recensione del disco "Il profumo di un'era" di Amelie

RECENSIONE DEL DISCO "IL PROFUMO DI UN'ERA" DI AMELIE

copertina-Azz  amelie foto2b

Genere:
Pop d’autore

Produzione indipendente: GiRo Studio (Amelie Paola Memeo; Giovanni Rosina).
Il disco contiene 13 tracce.
Pubblicazione: 31 Ottobre 2014
Ufficio stampa: Rec Media Comunicazione di Filippo Broglia
Web site: www.ameliemusic.it


Nel disco “Il Profumo di un’Era” ci sono lati nuovi rispetto al passato: sfumature più rock, a tratti noir, ma anche influenze elettroniche, orchestrali e acustiche. Un disco in cui Amelie ha voluto “giocare” con i suoni, con le atmosfere, con i mondi che la influenzano musicalmente, artisticamente e umanamente. Le tematiche affrontate sono sicuramente più concrete, più “critiche” e in alcuni casi anche più intime, riflessive e “spirituali”.
Ci sono riferimenti ad “Ere” passate dominate dai ricordi (“Il profumo di un’era”, “Col naso all’insù”, “Milano”), riferimenti ad “Ere” attuali (“Il nuovo mostro”, “L’alieno delle 3”, “Un’altra vita”), ad “Ere” personali ed esistenziali (“Messaggi”, “Zero”, “Dicembre”, “Che cosa c’è”, “Polaroid”) fino ad arrivare a viaggiare con la fantasia in “Ere future e virtuali” (“Mondobit”, “Ti ho ucciso con un click”).
Un’avventura e un racconto musicale alla ricerca della propria “Era”, quella migliore, che permette di ritrovarci dopo esserci persi. Un viaggio nelle difficoltà, nei momenti bui, nei lati crudeli e superficiali della società attuale e del nostro animo, ma soprattutto un viaggio anche nei tempi migliori che ci hanno permesso di crescere ed “essere” attraverso tutto ciò che di positivo e bello ci è stato donato dalla vita.

Per acquistare l'album "Il profumo di un'era", clicca qui


Tracks

1) Il nuovo mostro

Flash. Impressioni. Conclusioni.
La cronaca “in diretta” del giornalista d’assalto è una delle espressioni tipiche di questa nostra Era mediatica. Il “reporter” in tv (che scava nel presunto “marcio”) ci svelerà la verità o particolari totalmente inutili?
(“E Dio sa che bambino era lui. Da Peter Pan, indiani e cowboys? E come un gatto poi, a caccia di lucertole, capite la stranezza in lui? Forse è così, nel DNA c’è già un destino, guardatelo…” ). Sicuramente contribuirà a fare del “mostro del momento” la nuova star tv. Un “nuovo mostro”, quello a cui siamo abituati oggi, che diventa “star del noir” a causa di racconti volutamente arricchiti di particolari agghiaccianti (spesso inutili) di alcuni giornalisti costretti ad inventare qualsiasi cosa per fare scoop (“Noi reporter in tv vi trasportiamo nel cuore dello scoop. E’ il fascino del noir, seduce e rende un pò voyeur, perfetto in prima pagina”).
A sottolineare l’aggressività e la “ferocia” di questo tipo di giornalismo c’è sia l’arrangiamento rock che un’interpretazione volutamente “disincantata”.

2) Messaggi
Un brano “spirituale”: una ricerca verso noi stessi, verso spiegazioni che solo un’entità superiore potrebbe dare. Domande che non trovano risposte, continui “messaggi inviati” con la speranza di raggiungere delle “verità”. Una sorta di “preghiera” che si svolge dal giorno alla notte, intesi come metafora dell’inizio/fine della vita e della coscienza pensante. Un continuo scavare nella propria intimità alla ricerca del senso di ogni cosa (“la luna si addormenterà e lascerà al sole le sue verità”… ”il sole stanco se ne va e lascerà la luna alla sua intimità”). Una ballad dall’arrangiamento acustico che esplode in un crescendo orchestrale come a sottolineare la richiesta sempre più forte di “ascolto”.

3) Il profumo di un’era
Il disco viene presentato alle radio con “Il Profumo di un’Era”, singolo che dà il titolo all’album. La perdita di un bene prezioso, di una persona cara, di un affetto fondamentale, segna profondamente la nostra anima in maniera indelebile. Soprattutto quando ci si accorge che al contempo si sta perdendo anche il “profumo” di una certa Era, metafora di uno stile di vita, di un atteggiamento, di una delicatezza antica, di un valore intrinseco che “forse solo dentro il cuore tornerà”. Possono “scomparire” le persone ma non il loro amore né il valore dei loro insegnamenti. La figura della madre come scrigno che racchiude in sè tutta la nostra
infanzia ed il nostro vissuto vuole essere un omaggio non solo alla figura della donna e della famiglia ma anche a quell’insieme di piccoli gesti “quotidiani” che lasciano traccia nella nostra memoria.
La canzone è accompagnata da un suggestivo e poetico videoclip (regia di Michele Piazza) che vede Amelie, adulta e bambina, aggirarsi in un luogo senza tempo, circondata da oggetti che richiamano il passato e il mondo dei ricordi.



4) Milano
Milano (città di nascita di Amelie) è la macchina del tempo in cui la cantautrice osserva lo scorrere dei suoi anni. Milano cambia, la protagonista del brano cambia. Il tempo passa e il “vento ci trasforma”. La differenza però è che Milano, con il passare degli anni, ringiovanisce, diventa sempre più tecnologica e moderna, mentre le persone invecchiano e le “stagioni scavan rughe nel profondo”. Un viaggio attraverso i luoghi più significativi della città per raccontare ad una persona ormai lontana i cambiamenti inevitabili dentro e fuori.
Fortunatamente però sia la città che la protagonista conservano lati che rimangono immutati anche con lo scorrere degli anni. E così le nostre città, che pur con nuovi occhi rigati dal ricordo e dalla nostalgia ci accompagnano, sono teatri in cui vanno in scena le nostre vicissitudini. Musicalmente forse uno dei brani più particolari dell’intero album per l’arrangiamento altamente evocativo caratterizzato da pianoforti riverberati che si intrecciano ad archi, a chitarre acustiche ed elettriche; delay usati per ricreare un effetto di “lontananza”, suoni elettronici che rimandano a sonorità “vintage”.

5) Zero
Zero non è un numero, o almeno, non solo. E’ uno stato non alterato di coscienza. E’ il punto di non ritorno ma anche del ritorno. Ci piace pensare che sia, ad ogni difficoltà, il punto di partenza per una nuova Era. E’ il primo featuring del disco che vede la partecipazione vocale del cantautore Stefano Ardenghi. Il brano parte con un’intro in cui la frase “Zero è tutto e niente. E’ l’inizio e la fine di ogni cosa” viene pronunciata in 3 lingue diverse (francese, inglese, italiano) da Amelie e Ardenghi, come a voler simboleggiare l’incomunicabilità tra due persone che non riescono più a rapportarsi e che necessitano di tornare ad un “punto zero”. Testo e musica viaggiano attraverso un sali e scendi orchestrale, una rincorsa continua nel cercare di trovare insieme un punto di inizio per ricominciare una vita migliore e concludere quella che portava solo ad un ”disastro cosmico”.

6) Col naso all’insù
E’ il brano con cui Amelie ha vinto il prestigioso Premio Lunezia Nuove Proposte nel 2012. Brano scritto a tre mani insieme alla cantautrice Rebi Rivale (testo) e con Giovanni Rosina. Vivere “Col naso all’insù” è un voler rimanere aggrappati ai propri sogni, speranze, credenze, anche quando la vita ti pone davanti a grosse difficoltà; ognuno di noi dinnanzi all’ “ignoto” ha delle proprie spiegazioni, perché infondo non esistono soluzioni razionali davanti alla morte o davanti ad avvenimenti che noi giudichiamo “surreali”. Nella vita non dobbiamo per forza avere spiegazioni per tutto, ci sono cose più grandi di noi che perderebbero parte del loro fascino se cercassimo di spiegarle a tutti i costi. L’importante è avere coscienza e consapevolezza di quanto, su questa terra, siamo piccoli e “di passaggio”: solo così ci avviciniamo un po’ di più al senso di tutto: un sospiro, un sorriso e il naso all’insù. L’arrangiamento è minimale ma molto elegante: suoni prettamente acustici (quartetto d’archi), pianoforte, chitarra acustica ed inserimento di delicati suoni elettronici (che hanno lo scopo di ricreare un mood “magico” e “sognante”).



7) Mondobit
L’Era tecnologica nella quale viviamo ci permette di fare cose fantastiche, già oggi. Vi figurate un’ipotetica storia d’amore fra 50 anni? Basterà forse un “battito di ciglia” per vedere materializzato di fronte a noi l’oggetto dei desideri, una semplice pillola per allietare con suggestioni bellissime una vacanza intergalattica su Sirio o Andromeda, o un paio di occhiali per tornare addirittura nel passato, magari al 1986. Aspettiamo con ansia quel momento. Intanto “Blade Runner” ci aveva visto lungo. Ma c’è la consapevolezza che un abbraccio reale è sempre l’unico a donare un vero e profondo scambio umano (“E se vorrai abbracciarmi mai sarà di nuovo bello stringersi”). Musicalmente il brano è un “divertissement” in cui l’arrangiamento rispecchia (attraverso contaminazioni elettroniche e dance) il mondo dei bit, il mondo virtuale ed informatico. Ma poichè in Mondobit è anche possibile scegliere di tornare indietro nel passato, c’è un forte e giocoso richiamo agli anni ’80 attraverso citazioni musicali di Michael Jackson (uno dei maggiori riferimenti musicali di Amelie) e alla hit storica “Billie Jean”.

8) Ti ho ucciso con un click
Il brano, completamente elettronico, ha un intento quasi critico nei confronti della società ormai svuotata di contenuti e valori, una società sempre più priva di aspetti “umani” anche nei rapporti interpersonali e affettivi. In “Ti ho ucciso con un click” si vuole sottolineare come nella nostra Era dominata dai social e dal web, sia facile “uccidere” con un solo “click” un amore mai vissuto realmente. Le persone sono solo delle foto: spesso si tende ad idealizzare ma è anche velocissimo distruggere e dimenticare. Sui social e su web spesso le parole “non san parlare” e “affondano su schermi liquidi”. Ma nel momento in cui si stacca dalle sovrastrutture mentali legate a internet, è semplice godersi la realtà e sprofondare nella bellezza del cielo che non richiede nessuna chiave di accesso o password (“Vivo è il cielo sopra me, è un foulard, vertigine. Senza chiave è aperto e da l’accesso alla realtà”). Il testo è tutto giocato sui termini informatici, mentre l’arrangiamento si basa su suoni elettronici (quasi a voler impersonare musicalmente l’”artificiosità” del mondo web) e su un sound minimale che crea uno stato di sospensione quasi inquietante e allo stesso tempo “affascinante”.

9) L’Alieno delle 3
Le “diversità” fanno paura perché sono libere da schemi e convenzioni (e si sa, tutto ciò che è “diverso” e non omologato, mediamente, spaventa). Sarebbe un bel passo avanti se nelle civiltà occidentali tali “diversità” venissero considerate semplicemente per quello che sono senza sentirsene minacciati: espressioni “aliene” di una nuova Era, quella della magnificenza di universi “altri” e “alti” ma concatenati. Gli “alieni” tra loro si riconoscono e spesso, per non infastidire nessuno, in questa canzone si incontrano metaforicamente alle 3 di notte, lontani da occhi giudicanti, liberi di vivere serenamente la propria diversità. Altro brano dal sound elettronico che vede però anche inserimenti acustici.

10) Dicembre
“Dicembre” vuole essere la metafora dei nostri tempi così complicati: un invito ad aprirsi all’essenza vera delle cose e delle persone, tralasciando paure e pregiudizi (anche in amore), nonostante possa sembrare che in alcuni momenti tutto remi contro. Infondo “la paura è fatta di niente” e se si riesce ad andare oltre, “nel cuore di Dicembre c’è sempre il sole anche se nevica”. Il singolo (pubblicato nel dicembre 2013), da un punto di vista dell’arrangiamento, vuole omaggiare la grande canzone italiana d’autore degli anni sessanta attraverso la scelta di una orchestrazione ricca ed elegante che mette in risalto il lato “magico” della cantautrice milanese. Il brano, (semifinalista al Premio De Andrè), è accompagnato da un videoclip “astratto” in cui si è voluto mettere in evidenza, in maniera minimalista, i contrasti della vita: il bianco e il nero, il gioco di apparenze diverse, la visione di un set cinematografico visto dall’esterno e poi dall’interno (quasi per far capire che i punti di vista possono cambiare a seconda delle nostre posizioni).



11) Un’altra vita
Singolo pubblicato nel giugno 2013 e scritto insieme a Hamid Grandi e Giovanni Rosina. Il significato di ”Un’altra vita” è tutto nel titolo che rimanda ad una significativa citazione dello scrittore Paulo Coelho: ”Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.” Il brano, accompagnato da un semplice ma accattivante video, vuole essere un inno dedicato a quelle persone che trovano il coraggio di rompere relazioni, situazioni problematiche dalle quali è necessario uscire per ritrovare la serenità, il proprio equilibrio, la propria vera ”vita”, senza soffermarsi troppo sulle “ferite”. Per tale motivo, la parola con cui si conclude la canzone è proprio “Pace”: ritrovare la “Pace” interiore, la “Pace” col passato (anche se doloroso) e la “Pace” con tutto ciò che ci ha circondato e che ci circonderà. In senso lato, “Un’altra vita” è dedicato anche a quelle donne che riescono ad uscire da una situazione di violenza, repressione, mobbing e che riescono a trovare il coraggio e la determinazione per reagire e attuare una svolta esistenziale, per affrontare una rottura definitiva da condizioni dalle quali è indispensabile “fuggire” senza farsi irretire da tormenti vissuti.



12) Che cosa c’è
Il brano è il secondo featuring del disco. Il duetto questa volta è con la cantautrice, nonchè autrice del testo, Rebi Rivale.
Un brano nato da un sogno. Amelie non ha avuto dubbi: il testo era da affidare alla penna di Rebi Rivale.
Un brano forse già scritto nel mondo onirico di Amelie. Per questo la cantautrice milanese ha voluto arrangiare personalmente la canzone: per rieseguire esattamente ciò che aveva sentito durante il sonno.
Una canzone dalle atmosfere quasi “celtiche” e “medievali”; un arrangiamento totalmente acustico che va ad enfatizzare il mood intimo e riflessivo. Il tutto ruota intorno al concetto che in amicizia è facile capire quando una persona a noi vicina e cara ha qualcosa che non va che la porta a chiudersi in se stessa. Per questo andrebbe offerto il proprio sostegno chiedendo più spesso all’amico in difficoltà “che cosa c’è?”. Una semplice domanda, apparentemente banale, che però può trasmettere comprensione e sostegno mostrando una piccola luce a chi ha deciso di “spegnere il mondo”. In amicizia è fondamentale condividere le cose positive ma è anche importante consolare e aiutare durante i momenti più bui. Quando ci si nasconde per piangere è bello sapere che c’è una spalla su cui poter contare sempre. Un duetto di amicizia, di fiducia tra due persone che potranno sempre contare una sull’altra.

13) Polaroid
L’amore per la verità, certe volte fa male. E’ deleterio. Ci espone a consapevolezze di ogni tipo. Ed è inutile tentare di non vedere le proprie e altrui verità perché “tanto stanno sempre là”. Ma se si è abituati a farlo, o si vorrà navigare “a vista e non di schiena”, non se ne potrà fare a meno. Inizierà in quel caso un’Era della nostra vita costellata di rivelazioni bellissime o forse di delusioni, rovine e catastrofi di dimensioni cosmiche, per noi. Ma siccome amiamo la cifra dell’ironia in ogni caso, a maggior ragione in questo frangente farà la differenza prendere tutto con savoir faire mantenendo sempre un certo “stile”. Musicalmente il brano è una sorta di inno (alla verità). Non a caso, il pezzo è stato scelto come brano di chiusura del disco. Sul finale c’è un’esplosione, una parte in voce lirica che va ad aumentare l’incipit ed una tinta rock che chiude il cerchio del Profumo di un’Era (disco partito proprio con tinte rock, passando poi da brani acustici ed elettronici fino a tornare ad una veste rockeggiante proprio con “Polaroid”). Amelie in questo disco ha messo a nudo la sua verità e in conclusione decide di “scattare due polaroid del finale” e “con stile guardarsi andare via”.

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Commenti   

 
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